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Inizia la causa del Savoia Gate

È iniziata stamane presso il Palazzo di Giustizia di Potenza l’udienza del caso Savoia Gate che riguarda ben sei persone, fra le quali Vittorio Emanuele di Savoia, incriminati di associazione a delinquere .Nella prima giornata di processo, l’erede Savoia non era presente in sala, si è iniziato con gli argomenti da trattare durante la causa, il giudice Aldo Gubitosi ha deciso di rinviare il processo all’inizio di febbraio 2010 in modo di avere il tempo di controllare la precisa relazione di alcune persone accusate. La causa riguarda anche il mondo dei giochi perché le ricerche fatte dal pm Henry John Woodcock nel 2006 avrebbero scoperto l’uso di new slot machine illegali e non collegate alla rete dei Monopoli in modo da evadere il fisco.

Gli altri accusati sono Migliardi, Gian Nicolino Narducci, Achille De Luca, Nunzio Laganà e Ugo Bonazza, la decisione di rimandare il dibattito al nuovo anno, è dovuta proprio a causa di quest’ultimo  per quanto riguarda la ricezione delle comunicazioni al suo avvocato, Vincenzo Dresda. Vittorio Emanuele era stato imprigionato a metà del mese di giugno del 2006 per due settimane fino a quando ha ricevuto il permesso di stare agli arresti domiciliari nella sua residenza romana.

Dopo la causa del Savoia Gate si aggiunge anche un altro tipo di investigazioni che sta per arrivare alla fine ed alla chiusura del caso. La Procura della Repubblica di Reggio Calabria ha fatto domanda di chiusura del caso delle  21 persone accusate,tra cui l’ex sindaco e amministratore del Casinò di Campione d’Italia Roberto Salmoiraghi, durante l’inchiesta gioco d’azzardo. Le ricerche riguardavano il casinò ed i suoi habitué come ad esempio ex sottosegretario al Tesoro santino Pagano e il costruttore Salvatore Siracusano. Le ipotesi della giustizia calabrese, considerano l’ipotesi che i due collaboratori di Rosario Spadaro  siano l responsabili di diverse lottizzazioni in Sicilia, in Polonia ed a Campione. Rosario Spadaro, lo ricordiamo, è titolare di diverse ricchezze economiche nel paradiso fiscale delle Antille olandesi. Le cariche giudiziarie di Messina avevano fatto richiesta di chiusura del caso, richiesta rifiutata dai giudici, fino a quando la Procura generale di Reggio non ebbe il permesso di continuare le ricerche che nel maggio 2005 hanno portato a ben 16 ordinanze di custodia cautelare in carcere.

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